Commento 124.19

Il capitolo 19 insiste ancora sui temi chiave, introdotti nel capitolo precedente, del disordine e della confusione .

Seneca intende qui precisare che la mancanza di ordine, propria degli animali non razionali, non rappresenta, di fatto, una mancanza rispetto alla propria specie. A tal proposito, Inwood (2007, 374) osserva che Seneca fa qui di tutto per evitare di aderire alla posizione contraddittoria secondo la quale un animale la cui specifica natura ha raggiunto la propria forma ideale possa avere dei difetti costitutivi in relazione al suo genus. Al contrario, il filosofo romano pone qui l’attenzione sul fatto che gli animali non razionali si muovono in un determinato modo (e conformemente alla loro natura), proprio perché la loro natura, non potendo essere ordinata di per sé, non può neanche dirsi difettosa. Questo perché solo la ragione può generare sia l’ordine che il disordine.

ergo: sulla ripetizione di questo coesivo (e sull’uso ‘coinvolgente’ delle proposizioni interrogative) si vedano i commenti a 124.17 e 124.18.

Dicerem… suam: come già avvenuto in 124.18, si introduce un nuovo periodo ipotetico dell’irrealtà nella cui protasi viene posta una condizione errata o impossibile in partenza, che genera conclusioni altrettanto erronee. Seneca riprende qui la differenza tra sua natura ed universa naturam, ovvero fra le nature specie-specifiche legate unicamente al bene relativo, e la natura ‘cosmica’ legata al bene assoluto e oggettivo (cfr. ad es. commento a 124.14 e ai successivi capitoli). Dicerem è la lettura della maggior parte dei MSS approvata da Gummere (1917-25, ad l.) e da Reynolds (1965, ad l.), che qui seguiamo, laddove invece Bambergensis V. 14 e Rotomagensis 931 leggono dicere. Anche per moveri – che è attestato dalla correctio a librario di Bambergensis V. 14 e dai codici Urbinas latinus 219, Vindobonensis 123 e Laurentianus 45.24, e che è accettato da Reynolds (1965, ad l.), che seguiamo – esistono delle varianti: alcuni MSS leggono, infatti, move, altri movere.

Nulli vitium… esse: in questa espressione va notata la contrapposizione allitterante fra vitium e virtus. Seneca sostiene che gli animali non possono avere vizi dal momento che in loro non può esserci la virtù: cfr. Inwood (2007, 374) a tale proposito.

[GF, PLC]

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