Commento 124.21

Nel riepilogare l’argomento principe dei capitoli precedenti (che verteva sulla demarcazione netta fra l’uomo razionale da un lato e l’animale irrazionale dall’altro), Seneca passa adesso ad esplicitare, più nel dettaglio, le forme di utilitas che una discussione ‘naturalistica’, come quella appena condotta, possono comportare.

Più nello specifico, nell’esporre le ricadute morali della trattazione, Seneca espone due ordini di motivi. Innanzitutto, spiega che i problemi trattati nell’epistola permettono al destinatario di nutrire lo spirito, esercitandolo e mantenendolo occupato in attività oneste (e quindi tenendolo lontano dalle attività immorali, o comunque rallentandole). In secondo luogo, aggiunge che è utile, per l’uomo, avere indicata la natura del bene oggettivo che gli compete. Per gli esseri umani che si collocano nel cammino della saggezza è infatti importante comprendere la propria collocazione nel cosmo, e scoprire, di conseguenza, di avere molte cose in comune con la divinità, e di essere, invece, separati radicalmente dagli aloga, ovvero gli animali irrazionali e privi di parola (cfr. Introduzione, § 4 a tale proposito).

honesta tenet: è la lezione che Reynolds (1965, ad l.) sceglie a partire dalla correctio a librario del Bambergensis V. 14 e da Abrincensis 239, laddove invece altri MSS hanno honestatemoppure presentano corruttele di difficile soluzione.

properantes: è la scelta di Gummere (1917-25, ad l.) e Reynolds (1965, ad l.) basata su una congettura di Madvig che anche noi accogliamo, laddove invece i MSSleggono properante o properantem.

<et> illud: et è integrazione di Harl.  Si noti che il consensus omnium codicum legge illum al posto di illud, che è frutto di congetture e letture dei codices XI saeculo inferiores: cfr. Reynolds (1965, ad l.), che seguiamo.

prodesse possum: possum appare la scelta sintatticamente più calzante, laddove invece altri MSS leggono ora possunt ora posse: cfr. Reynolds (1965, ad l.), che seguiamo.

a mutis animalibus: come avviene nel caso di altri capitoli, Bambergensis V. 14 legge multis al posto di mutis: cfr. commento ad 124.1 e 124.8.

cum deo ponoil legame dell’uomo con la divinità è un assunto della teologia stoica, che altrove è sempre dato come premessa scontata (cfr. ad es. Ep. 66.12). Inwood (2007, 375) fa però notare che qui l’argomentazione senecana non è di tipo teologico, e che, al contrario, la condivisione dello status divino non è tanto una premessa, quanto l’esito di una dimostrazione di stampo ‘naturalistico’.

[ADM, PLC]

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